Articoli di Giovanni Papini

1905


in "Schermaglie":
I Trombettieri

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 18, p. 190
Data: ottobre-dicembre 1905




pag. 190



   Ho avuto l'onore di conoscere di persona il Prof. Alfredo Trombetti e mi son potuto convincere che egli è munito, per conto suo, di abbastanza modestia e non è troppo stordito dalla gloria improvvisa che l'ha portato ad un tratto, un po' riluttante, sulla ribalta della stampa italiana. Egli può essere troppo ottimista sopra la solidità delle sue ricerche — si può essere arrischiato, nel fervore di un banchetto o di una prefazione, a far balenare certe pretese conseguenze umanitarie della sua «scoperta» ma in fondo non ha dato troppo spettacolo di sè e s'è guardato dalle proclamazioni troppo dogmatiche o troppo enfatiche.
   Ma il Prof. Trombetti — ahimè — non è solo. Egli non è circondato soltanto dall'amata consorte e dai numerosi figlioletti ma anche dai suoi loquaci e bollenti ammiratori.
   Costoro non hanno scoperto nulla, non hanno esaminato a fondo nulla, non hanno criticato nulla. Vecchi colleghi, discepoli nascituri, devoti desiderosi dei primi posti si son precipitati verso la sua gloria, e si sono sfregati e strofinati a questa povera e fresca gloria nata dalle simpatie di Graziadio Ascoli e dalla rèclame del Giornale d'Italia e hanno cercato che qualche raggio, qualche riflesso, qualche particella, qualche atomo, venisse anche a loro.
   Il bravo Prof. Brambilla il quale, non avendo scoperto l'unità delle lingue, s'è contentato di scoprir Trombetti è il caporale anziano di questa nuova compagnia che si potrebbe chiamare, senza ombra di malignità, dei trombettieri. In essa si è già fatto distinguere il Dottor Aldobrandino Mochi il quale, pochi giorni dopo uscito il libro del Trombetti dichiarò pubblicamente, in due colonne di giornale politico, che ormai il problema dell'unità ha risolto e che i monogenisti potevano riposar tranquilli nella loro fede.
   E la coorte non si ferma qui. Soltanto i glottologi tacciono e hanno ragione, dal momento che non hanno ancora ben capito, meno fortunati dei trombettieri, il libro del Prof. Trombetti.
   Ma cosa dire di un paese nel quale così rapidamente si fa e si disfà una gloria — in cui si promette l'immortalità a un uomo avanti che pubblichi i suoi libri, sulla fede di un'accademia in cui della gente che non sa niente di glottologia afferma che Trombetti ha dimostrato la sua tesi e altra gente che sarebbe obbligata a sapere la glottologia assicura che non ha capito questa dimostrazione — in cui lo stesso giornale che per ragioni di rèclame aveva esaltato Trombetti accoglie più tardi, per le stesse ragioni, uno scritto dove si nega francamente ogni valore alla sua opera? Come giudicare la leggerezza di una coltura in cui tutto questo è possibile?
   A proposito del Trombetti è stata sussurrata la parola gonfiatura. Io direi piuttosto stonatura e a questa hanno contribuito valorosamente, coi loro affrettati squilli, gli intrepidi trombettieri.


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